
Non so quanti anni fa ho visto per la prima volta questo manifeso, né mi ricordo su che libro, però… è una di quelle cose che di tanto in tanto riaffiora nella mia mente. Secondo me è di una potenza incommensurabile.
Vorrei scrivere cosa c’è di geniale in quest’opera, ma continuo a cancellare ogni frase che abbozzo. E’ così evidente, è così leggero, così sintetico, così netto, così poetico alla fine.
E pensare che la leggenda vuole che il personaggio fosse l’opposto della leggerezza, ossessionato dal rigore, dal bianco e dal nero, al punto che persino la sua segretaria doveva vestire di quelle due sole tinte. Questo dimostra che l’importante non è come ci arrivi al risultato, ma che ci arrivi.
Ho fatto un giro in rete cercando più informazioni su A G Fronzoni e c’è pressocché nulla. Un paio di cose da leggere, ma proprio minime, sono questa e quest’altra.
Leggendo la sua biografia ho scoperto una cosa che non sapevo: che ha progettato l’allestimento del Museo Walser di Alagna. Alagna e la Val Sesia sono la meta di tutte le mie vacanze nonché il posto dove ogni tanto sogno di trasferimi; e in quel museo ci sono andato un sacco di volte. E ricordo anche che da qualche parte ho il catalogo; non l’ho mai letto ma ricordo che è un oggetto veramente diverso da quelle pubblicazioni genere proloco o comunità montana. Devo ritrovarlo…
P.S. Questa mattina nel letto mi è venuto in mente un modo per dire cosa mi colpisce così: tanto vuoto, solo bianco e nero, solo un segno… ecco questo in generale mi piace. Salvo che a volte il minimalismo sconfina in stitichezza. Ecco, il lavoro di Fronzoni, e questo manifesto in particolare, invece ha una forza espressiva incredibile.
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novembre 27, 2009 alle 7:31 am
ciao, sono capitato solo ora sul tuo sito e su questo fantastico manifesto di Fronzoni. Sono un suo “fan” da molto e anche io ho avuto le tue stesse difficoltà a reperire materiale. Ti do un consiglio, magari lo sai già, alla sede AIAP (http://www.aiap.it/) potrai trovare un libricino che si chiama “39 manifesti di A G FRONZONI). Il prezzo si aggira attorno ai 10 euro e, a mio parere, è un peccato non averlo.
Per quanto riguarda il vuoto, di cui ti parli, hai colto nel segno, lui lo ripeteva spesso, la tecnologia e i mezzi che questa ti mette a disposizione hanno creato “una paura del vuoto”, il bianco del foglio è il vero valore, il nero è sottrazione di luce in uno spazio.
spero che in qualche modo ti sia stato utile, nel caso opposto un saluto lo stesso.
ps: lui adorava vestirsi di grigio, grigio fumo
aprile 30, 2010 alle 8:07 am
Ho l’impressione che tu mi conosca attraverso il tag a g fronzoni. Anch’io come Mirna Cohen mi vestivo di bianco e nero, poi ho incominciato ad aggiungere qualche colore con il beneplacito di Fronzoni che mi diceva che i colori solari erano ammessi!!!
Mi piace il tuo blog, si respirano ricordi, attualità, serietà e passione.
mi ha fatto piacere conoscerti!